Fabio Bergamo - Scrittore etico

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Salerno, Via dei Principati: un omicidio politicamente annunciato

Le immagini fotografiche scattate in Via dei Principati, in pieno centro a Salerno, intendono segnalare l’evento luttuoso-criminoso consumatosi la sera di domenica 6 luglio a danno di un giovane geometra trentacinquenne della provincia che, passeggiando tranquillamente con la sua fidanzata sul marciapiedi è stato investito a morte da un’automobile guidata da un giovane rumeno messosi alla guida sotto gli effetti inebrianti derivanti dall’abuso di bevande alcooliche.

In qualità di scrittore etico, impegnato come nessuno dei nostri rappresentanti politici locali e nazionali, sul tema della educazione/sicurezza stradale ho deciso appunto di fotografare il luogo affinché non vengano anche stavolta dimenticate la vittime innocenti del reato consumato come già in precedenza a danno dei pedoni, soggetti deboli della strada per i quali ho ideato, dopo un approfondito studio, segnato anche dalla scomparsa di molti giovani da me conosciuti, il “Privia Stop” ed elaborato uno scritto filosofico dal titolo “Fenomenologia del pedone” entrambi disponibili sul mio sito internet insieme ad un curriculum ricco di impegno culturale ed educativo sul tema specifico e non solo.

Il Privia Stop disponibile sul mio sito nella descrizione della sua funzione preventiva e visibile con filmato dimostrativo su Youtube, è costituito da una luce blu inserita nella parte centrale e anteriore del veicolo mirante ad informare del rallentamento e dell’arresto del veicolo in modo da garantire massima sicurezza ai pedoni e ai soggetti deboli che si accingono ad attraversare la strada. Tale dispositivo una volta adottato azzererà del tutto la mortalità del pedone (gli omicidi rimanenti a danno del pedone saranno da considerarsi, in termini di reato ascrivibile al colpevole, come omicidio volontario; il lettore dunque può comprendere che il diritto può avere valore non in base ad una norma semplicemente scritta ed elaborata politicamente dal legislatore ma solo se si è garantito il massimo della educazione/sicurezza in maniera che esso, il diritto, non sia soggetto a cattive interpretazioni e i fatti lo attestano in pieno e ciò vale anche per la pena di morte, che può essere in termini di esercizio di tipo individuale, popolare o istituzionale, e che risulta lecita solo ed esclusivamente per determinate e limitate categorie di reati (segnalo che l’omicidio per stato di ebbrezza è oggi imputabile con l’accusa di omicidio colposo e al massimo come omicidio volontario e l’omicidio per atto di violenza delinquenziale o comunque le lesioni gravi e gravissime alla persona nella gran parte dei casi oggi vengono considerati come atti fatti da incapaci di intendere e di volere ossia da persone disturbate mentalmente; tutto ciò naturalmente  mortifica il diritto avvantaggiando il sistema politico-giurisdizionale così organizzato gonfiando nel tempo le parcelle e gli stipendi degli addetti ai lavori e le indennità e il potere dei miseri politicanti) ma di essa parlerò ampiamente in maniera filosofico-razionale in uno specifico scritto a cui sto già lavorando e aggiungo che partendo dalla consapevolezza che questo mondo non vale assolutamente nulla, il giudice può farlo solo chi da esso non ha ricevuto alcunché in termini di umana considerazione.

L’elaborato filosofico “Fenomenologia del pedone” mira invece ad offrire una “educazione critica stradale” allo scopo di far maturare specie nei giovani utenti una maggiore consapevolezza del pericolo e così un più importante senso di responsabilità alla guida. 

Il problema della giustizia (tengo bene a precisare che non sono un avvocato o peggio un avvocato prono al sistema giuridico/giudiziario vigente e tanto meno un magistrato o un giudice) ora non investe solo i responsabili materiali del reato per i quali deve essere inferta una pena equiparabile in termini di dolore all’amaro destino delle vittime (sofferenza e morte per il giovane, sofferenza per la fidanzata rimasta gravemente ferita nel sinistro, dolore dei familiari per la grave perdita, mancato pericolo fortuito per gli altri soggetti presenti sulla scena del reato, reiterazione futura del reato ad opera di altri conducenti sul medesimo tratto stradale o su altre arterie stradali italiane) ma deve naturalmente toccare, in quanto “omicidio politico-istituzionale” (aggiunto alla già scontata e normale imputazione di omicidio colposo/volontario a carico dell’autore che ha utilizzato l’automobile come un proiettile a motore) il grado di responsabilità omissiva per incapacità o irresponsabilità, di chi non ha fatto nulla per evitare che il fatto si ripresentasse, perché non nuovo sulle nostre strade già tinte di “color rosso sangue umano innocente” (ricordo che il sangue umano non è come quello del porco altrimenti detto maiale, mentre quest’ultimo può essere adatto ad usi alimentari, quello umano invece, essendo l’uomo civilmente evoluto non un essere antropofago, può solo essere versato quando il sangue innocente grida giustizia in quanto sacrificio di una vita troncata prematuramente da un omicida, un assassino e non per semplice disgrazia da imputare a cause per le quali si è usata comunque la massima prudenza/diligenza al fine di evitare la già semplice esposizione al pericolo della vittima del possibile incidente lesivo o letale specifico o generale, infatti il problema della sicurezza tocca diversi contesti che sono: i trasporti, l’ambiente, la scuola,  la sanità, l’ordine pubblico, il lavoro in genere e il lavoro domestico per il quale le casalinghe non ricevono ancora oggi una indennità, parificabile ad un part-time di 500/600 euro mensili, mentre sono costrette paradossalmente a pagare, non si capisce con quali soldi, l’assicurazione obbligatoria per gli infortuni firmata INAIL, ecc.).

Chi ci governa a livello locale e nazionale sa che ogni giorno muoiono mediamente due pedoni, tra i tanti numerosi investiti, e la gente ormai si chiede come i nostri rappresentanti intendano risolvere sul piano preventivo (per mezzo di idee e non proclami che hanno solo un misero significato moralistico e offensivo/mortificante per le categorie destinatarie del diritto alla sicurezza) più che repressivo (cioè a fatto tragico avvenuto con pene per i colpevoli solo dopo che si sono resi autori del misfatto, si veda il provvedimento del pacchetto sicurezza del governo attuale che scaturisce dal fallimento della patente a punti dell’ex Ministro dei Trasporti Lunardi e dal mancato obiettivo della Comunità Europea di dimezzare entro il 2010 le vittime della strada) tale strage che tocca i soggetti più deboli dell’utenza stradale.

Un’altra grave critica va ai gestori delle comunicazioni che riempiono di mala-informazione le notizie che riceviamo ogni giorno e mi riferisco ai giornalisti di carta stampata e della televisione che limitano il loro intervento al fatto di cronaca preso per se stesso non puntando invece il “dito critico accusatorio” su chi si è reso responsabile dei mancati interventi di prevenzione atti a scongiurare la ripetuta reiterazione del reato; il carcere per il rumeno non impedirà certo l’evenienza che il delitto, colposo o doloso che sia, si ripeta per mano altrui a danno di altre persone affidanti a questo punto il loro destino non a chi dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini ma direttamente alla fortuna, alla casualità di non trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato (infatti molti sono quelli che per leggerezza di cuore, stupidità di mente o meschino e fasullo sentimentalismo arrivano a sostenere in questi casi che ciò doveva accadere perché era scritto nel destino della vita delle vittime, mortificando così la vera idea di giustizia nell’uomo e per l’uomo e facendosi complici di una realtà basata sulla perpetua rassegnazione della morte come evento con cui tutti prima o poi, presto o tardi, volenti o nolenti, dovremo fare i conti, e non sulla eternità della vita come valore da garantire assolutamente) e ciò naturalmente ci pone di fronte al problema serio dello “stato di diritto”, della “democrazia” della “democrazia rappresentativa” e di conseguenza della “giustizia”.

Aggiungo che nello specifico caso di Via dei Principati a Salerno a danno ormai avvenuto la strada andava subito chiusa al traffico e nel contempo il processo e dunque la pena da comminare per il colpevole sospesi; solo una volta messa in sicurezza la strada (protezioni per i pedoni lungo i marciapiedi, telecamere, dossi artificiali o altri sistemi di rallentamento veicolare, illuminazione sufficiente, segnaletica orizzontale e verticale in corretto uso e manutenzione, presidio costante della polizia municipale, aumento dei controlli sul tratto specifico e sulle strade, eliminazione dei dispositivi semaforici veicolari, ecc.) teatro dello scandaloso omicidio, e misurato il grado di pericolosità di essa confrontandolo sul piano statistico per se stesso e poi anche rispetto al momento del sinistro mortale, in cui la sicurezza era praticamente nulla, sarebbe stato possibile comminare la giusta pena del reo e nel contempo valutare la responsabilità politica di chi ha governato fino ad oggi la mobilità nella città di Salerno a livello locale derivante anche da una responsabilità politica nazionale.
In altri termini se con la messa in sicurezza il pericolo di morte è o venisse praticamente azzerato nel tempo, e per ipotesi un altro incedente simile potesse ripetersi a venti anni di distanza, grazie ai provvedimenti normativi giustificati non dal sistema giuridico per se stesso (politicizzazione del reato) ma in maniera fondamentale dalla adozione dei sistemi di sicurezza, la pena di reclusione per il colpevole sarebbe pari allo stesso periodo di tempo della validità temporale della sicurezza offerta, unita dunque alle responsabilità politiche omissive relative gli interventi non adottati in termini di prevenzione, prima dell’accadimento criminoso.  

Ricapitolando per punti, i provvedimenti per una vera giustizia a sinistro mortale avvenuto in Via dei Principati a Salerno, ci troviamo di fronte ad una situazione giuridica e non meramente politica-giurisdizionale di questo tipo:

  1. chiusura al traffico di Via dei Principati;
  2. sospensione temporanea del giudizio del reo già agli arresti;
  3. messa in totale sicurezza della strada interessata;
  4. confronto e valutazione statistica del rischio di recidività dinamica/temporale di nuova incidentalità a messa in sicurezza avvenuta rispetto al grado di rischio al momento del sinistro mortale;
  5. pena del reo commisurata al futuro rischio possibile dello stesso sinistro per mano altrui;
  6. valutazione della responsabilità omissiva della classe politica dirigente a livello locale e nazionale per il comparto della sicurezza stradale;  
  7. processo del reo con giusta imputazione e dimissioni dei responsabili politici locali e nazionali;
  8. insediamento di una nuova classe politica locale/nazionale in materia di sicurezza stradale con immediata adozione di provvedimenti di prevenzione e di repressione della incidentalità mortale nei centri urbani;  
  9. nuovi parametri di giustizia per la incidentalità stradale nei centri urbani a danno dei soggetti deboli della strada uguali per l’intero territorio nazionale.

Ma non vado oltre per quanto concerne la “giusta giustizia” o “equa giustizia” che qui ora non espongo in toto e di cui parlerò in seguito, cioè quando i tempi saranno più maturi, ma una cosa è sicuramente certa per adesso: se un mio caro si fosse trovato o si trovasse nella situazione del giovane ucciso in Via dei Principati sicuramente quella strada del centro cittadino della città di San Matteo, e ribadisco di San Matteo, sarebbe diventata immediatamente, in una maniera o in un’altra, isola pedonale.

“Il tribunale della ragione va ben oltre le sentenze dei tribunali dei giudici ordinari e le chiacchiere degli avvocati o degli stessi politici da strapazzo o come si suole dire da quattro soldi e degni solo della loro dotta ignoranza, che ci hanno governato e ci governano tuttora non ammettendo che è ora di farsi da parte con la loro ipocrisia, stupidità e infingardaggine”;

“Il giudizio etico è al di sopra di quello giurisdizionale” e fin quando non si penserà e agirà in questi termini lo stillicidio delle morti innocenti sulle strade, come pure nei luoghi di lavoro per esempio, non avrà mai fine.

Chi è interessato a conoscere la vera giustizia, quella veramente umana, perché uomo di coscienza, mi contatti tramite l’indirizzo e-mail del mio sito, per il momento non mi resta che segnalare il mio scritto dal titolo “Monterosso” disponibile per ora nelle Anteprime di titoli e copertine sempre sul mio sito lasciandovi altresì il link specifico: http://www.fabiobergamo.it/titolo-e-prima-di-copertina.asp.  - e tra le poesie quella dal titolo “Sangue innocente”. Segnalo altresì il sito della Comunità di Nomadelfia voluta da don Zeno e fondata sulle verità del Cristianesimo più autentico e quindi rispettoso del sacrificio di Gesù, nostro Signore e figlio prediletto dell’Altissimo: www.nomadelfia.it

Giustizia è Salute:
“Adesso non c’è più tempo per le condoglianze, è ora di agire in nome e per conto del popolo di Dio”.

“Solo il progresso tecnico atto al miglioramento della sicurezza può giustificare i provvedimenti normativi utili a reprimere la condotta di guida portante alla incidentalità/mortalità stradale”.

“Chi deve andare a casa, lo faccia prima che sia troppo tardi!”

“C’è chi vuole fare il politico, chi l’avvocato, chi l’assicuratore, chi il dottore, chi il sacerdote e chi invece nasce giudice e scrittore etico”.

“Chi sa parli, chi ha coraggio agisca, chi ha l’intelligenza la usi”.
“Maestro sappiamo che sei veritiero e che insegni la via di Dio con verità e che non hai soggezione di nessuno, infatti non guardi in faccia ad alcuno”. (Matteo, 22, 16.)

“Il giudizio prima o poi arriva per tutti, infatti c’è chi è avvocato per mestiere e chi è giudice per  natura”.

 “Convertitevi poiché vicino è il regno dei cieli” (Matteo, 3, 1-2)

Fabio Bergamo lavora da scrittore etico e in quanto tale non è detentore di reddito fisso (come accade invece per i politici che anche se sbagliano portano a casa il loro malloppo mentre sono molte le figure che meriterebbero lo stesso trattamento economico di essi visto che esse svolgono la loro attività in termini di missione e mi riferisco al personale delle forze dell’ordine, al personale sanitario, ecc. e a tutte quelle figure lavorative dove l’impegno intellettuale è indirizzato allo sviluppo della cultura e dell’educazione) ma rimane consapevole che il suo impegno vale moltissimo (anche perché le risorse di cui dispone sono a lui elargite dalla famiglia che lo sostiene economicamente con gran sacrificio nella sua attività formativa ed educativa oltre alla scelta libera del sostegno da parte dei primi sponsor che stanno iniziando a comprendere con la loro partecipazione l’importanza del suo impegno etico) infatti il merito congela, annulla il desiderio in quanto ciò che appartiene al “meritevole” è suo pur non essendone ancora venuto in possesso ed anche qui siamo di fronte ad un reato istituzionale (che definisco fin da ora “estorsione del proprio diritto”, non sancito esplicitamente da alcuna legge ma stabilito in maniera implicita dalla Costituzione della Repubblica Italiana a partire dall’art. 4) che si paga con la vita che poi vita non è (ma già morte non ancora giunta alla sua consumazione) ossia con la fine di un mondo che dà e darà inizio ad una realtà nuova e veramente umana come tutti ormai cristianamente attendono.

Le foto inserite nella galleria fotografica, scattate sul luogo del delitto in data 24 luglio 2008, mostrano non solo il punto preciso dell’omicidio ma anche la pericolosità della strada essendo in discesa, e che è gravemente maggiorata per l’uso dei semafori veicolari ancora funzionanti, e mostrano anche le protezioni, adottate da tempo, su altri tratti stradali, che invece andavano già adottate in centro come già su strade periferiche, appunto per garantire massima sicurezza ai soggetti deboli e più vulnerabili della strada. Anche io vengo ritratto, da fermo, nelle foto mentre passano indisturbate le automobili e gli autobus ad alta velocità e  gli stessi pedoni indifesi, così lasciati a se stessi, sui marciapiedi e praticamente esposti al pericolo come se nulla fosse accaduto in precedenza.   

W Salerno, W San Matteo.
L’elaborato è stato pubblicato in anteprima sul sito del fan-club il 24 luglio 2008.

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Fabio Bergamo