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Dal Progetto letterario: “Guido con filosofia” dello scrittore Fabio Bergamo
Argomento: Educazione alla sicurezza stradale
Destinatari: Autoscuole e Scuole Italiane
Data di pubblicazione: lunedì 9 gennaio 2012

Messaggio di apprezzamento: “La ringrazio e spero di poterci dedicare presto l'attenzione dovuta a un lavoro così approfondito”. A presto e complimenti.
Dott.ssa E. Porro www.touringclub.it

Messaggio di apprezzamento: “Non posso che ringraziarti per tutto il lavoro svolto e che svolgi giornalmente per rendere migliore il nostro mondo.
Spero vivamente che sarai ripagato da tanto sforzo, e non solo per i grandi sacrifici, ma per il tuo essere un GRANDE UOMO”.
Con affetto Teresa (AIFVS)

“Il Segnale stradale come Sistema”

di Fabio Bergamo

L’elaborato prevede la modifica del CdS con l’aggiornamento dell’art. 3 (Definizioni stradali e di traffico) per l’aggiunta della definizione relativa al “segnale stradale” inserita al nuovo punto “47 bis”, ancora non definito nel CdS, pur avendo avuto nel tempo, diversi aggiornamenti come quello del 2010.
(L’insegnante potrà utilizzarlo come preambolo introduttivo alle diverse lezioni che terrà in classe sulla segnaletica verticale ed orizzontale, come stabilito dall’art. 123 del CdS). Le altre proposte educative per la sicurezza stradale, sono disponibili gratuitamente sul sito www.fabiobergamo.it per le scuole, le autoscuole i lettori ed i loro allievi.
Le considerazioni sono lasciate al sincero lettore.

___________________

Nello studio del Codice della Strada che ormai conduco da molti anni, in qualità di scrittore impegnato sul problema della educazione alla sicurezza stradale, ho potuto constatare che una precisa definizione di segnale stradale non c’è, e sono rimasto per questo allibito, sapendo quanto invece sia importante offrire agli utenti, specie i più giovani, l’idea, la nozione del segnale stradale, da cui scaturisce il motivo per il quale la segnaletica viene adottata, non potendosene, di essa, fare a meno specie in una realtà stradale come quella attuale.  
La mente umana per operare necessita di concetti dai quali scaturiscono pensieri, riflessioni e quindi deduzioni conducenti ad esprimere giudizi, effettuare scelte, compiere azioni. 

Cos’è dunque il segnale stradale?

L’art. 3 del Codice della Strada stabilisce le denominazioni, con i loro significati, delle parti che costituiscono la strada, nonché quelle relative al traffico, non fornendo, potrei dire stranamente, come ho anticipato poc’anzi, una specifica, ed ugualmente importante, definizione generale del segnale stradale definendo invece la cunetta, la carreggiata, ecc…  
Per superare questa lacuna, riporto di seguito, la mia definizione: “Segnale stradale è ogni dispositivo - costituito da un apposito cartello verticale (recante una iscrizione o un simbolo), avviso luminoso, segno orizzontale, ecc… -  atto a coordinare il traffico e regolare la condotta degli utenti, conducenti dei veicoli a motore, ciclisti, pedoni, ecc…, al fine di garantire una circolazione stradale quanto più fluida e sicura possibile, nel rispetto delle norme del Codice della Strada. L’organizzazione della circolazione, effettuata appunto, con l’impiego della segnaletica, compete al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mediante direttive che consentono agli Enti Proprietari delle strade, siano essi enti pubblici o privati concessionari, di redigere i piani del traffico, urbani ed extraurbani, tenuto conto delle esigenze sociali, ambientali, economiche, territoriali e di sicurezza dei trasporti. (Fabio Bergamo) 

La funzione dei segnali stradali

La segnaletica quando c’è, sembra all’apparenza perdere la sua importanza, passando per superfluo il messaggio che vuole lanciare, mediante i suoi pittogrammi, le sue iscrizioni, le sue linee; ma se pensiamo, per un attimo, a cosa accadrebbe se ci trovassimo a percorrere una strada che non conosciamo, priva anche di segnaletica, sicuramente ci sentiremmo a disagio ed in serie difficoltà; i rischi di rimanere vittime di un incidente, infatti, sarebbero molto elevati, perché dovremmo fidarci di chi ci precede, non sapendo appunto dove andare e in che direzione rivolgere lo sguardo (ricordate le piste autoscontro nei luna park?), rimanendo in balia della corrente del traffico al punto da essere costretti ad interrompere la marcia.
Con l’aumento dei veicoli in circolazione a cui si aggiunge l’elevazione delle prestazioni di essi, la segnaletica, metaforicamente parlando, rimane l’arbitro di una partita di calcio, dove le regole del gioco rischiano di essere vanificate dai giocatori di entrambe le squadre che, messo da parte il fair play - un comportamento improntato sulla correttezza, la cortesia, dunque la lealtà umana - hanno come unico obiettivo non di vincere, ma di sconfiggere l’avversario con qualsiasi mezzo o stratagemma, lecito o illecito che sia.
Il gioco del calcio prevede delle regole e degli schemi per i calciatori delle squadre che si confrontano nella partita, ed un campo di gioco confinato da linee che delimitano all’interno del rettangolo verde, anche alcune zone come l’area di rigore, l’area di porta, la metà campo avversaria, ecc…
Sulla strada accade la stessa cosa con la segnaletica verticale ed orizzontale. La prima informa con delle indicazioni, avverte il conducente di un pericolo, obbliga a tenere una determinata condotta, con dei cartelli collocati ai margini della strada di varie forme indicanti appunto pericoli, obblighi, ecc…; la seconda, quella tracciata sulla carreggiata, accompagna, coadiuva la prima con simboli, linee ed ha la funzione di regolare la circolazione, guidare gli utenti, (per es. dove è possibile parcheggiare, dove bisogna fermarsi un volta arrivati all’incrocio, se rallentare, ecc…).
Sulla strada si svolge dunque una partita tra chi rispetta le regole e chi invece ad esse contravviene con comportamenti atti a violare le disposizioni dettate dal Codice della strada. È il caso, per esempio, dell’utente che non rispetta il limite di velocità; di quello che non permette al pedone di attraversare la strada, in sicurezza, sulle strisce pedonali ma è anche il caso di chi gestendo la sicurezza di una strada, avendo appunto l’autorizzazione per farlo, come avviene per gli Enti proprietari, non provvede a rimuovere e sostituire la segnaletica verticale od orizzontale, non più a norma o a sistemare il piano stradale deteriorato o pregiudicato nella sua efficienza da buche e avvallamenti, ecc…
Nel 2000 per sollecitare gli Enti proprietari delle strade, ad un più accorto e puntuale utilizzo della segnaletica, nel rispetto delle norme del CdS, è stata emanata la “Direttiva sulla corretta ed uniforme applicazione delle norme del CdS, in materia di segnaletica e criteri per la sua installazione e manutenzione”. In essa, si descrivono tutte le problematiche e le anomalie, relative alla collocazione, manutenzione e sostituzione della segnaletica, presenti sulle strade italiane, che gli Enti preposti, pubblici o privati che siano, possono superare, a partire dalla semplice messa in atto, di quelle azioni che possono ricondursi al normale senso di responsabilità che i ruoli da essi ricoperti, insitamente comportano, allo scopo di garantire alla segnaletica il pieno e completo espletamento della funzione ad essa assegnata per legge.
Il Ministro del lavori Pubblici, On. Nerio Nesi, autore del provvedimento, concludeva il testo con il seguente appello: “Vale ricordare a tutti gli Enti proprietari che, destinare risorse finanziarie in questo settore è fondamentale per raggiungere, seppure in via indiretta un generale risparmio in costi sociali che il Paese sopporta a causa della sinistrosità stradale. Gli oltre 6.500 morti annuali ed i circa 4 milioni di incidenti registrati dalle varie compagnie assicuratrici, determinano effetti economici di altissimo peso per la comunità nazionale, per cui deve essere impegno di tutti i soggetti coinvolti adoperarsi per limitarne l'entità e le conseguenze. Occorre essere consapevoli che l'impegno, non solo dello Stato ma anche di tutti gli Enti competenti, in questa opera, identifica e testimonia il grado di civiltà della Nazione” (ottobre 2000).

La ragnatela delle connessioni tra gli utenti della strada

Se ci soffermiamo sul valore, sulla importanza di un singolo segnale verticale che ad esempio può essere quello del “dare precedenza” che incontriamo sul breve tratto di strada che percorriamo la mattina per raggiungere il nostro luogo di lavoro, non facciamo altro che sminuire l’autentico significato di quel segnale e quindi la sua recondita, misteriosa funzione che va ben oltre la sua materiale e fenomenica apparenza.
Se invece consideriamo quel segnale come uno degli anelli della catena di segnali del “dare precedenza” che abbiamo sulla rete delle nostre strade, possiamo veramente apprezzare e dunque scoprire quanto importante sia la finalità del segnalamento.
Quanti conducenti hanno rallentato o si sono fermati al “dare precedenza” quando lo stavamo facendo anche noi, in quel preciso istante, su una strada lontana centinaia o migliaia di chilometri? E da solo il segnale, senza né voce, né vita, collocato sul margine esterno della carreggiata poteva imporci l’adesione al suo messaggio, a ciò che esso consigliava di fare o ancora prescriveva? Io dico di no. Il segnale invia all’utente un messaggio che va oltre lo spazio e il tempo in cui egli lo vede e lo percepisce durante la guida. Esso rinvia a qualcosa di altro che è al di fuori dei semplici sensi fisici e psichici che ci consentono di guidare senza causare incidenti. Un segnale mostra in apparenza un simbolo, un disegno, una scritta ma nella sostanza mostra a noi, gli altri utenti della strada.
I pedoni, i conducenti che incrociamo, sorpassiamo ed affianchiamo non li vediamo con gli occhi, perché non abbiamo il tempo di fissarli durante la marcia e la guida del nostro veicolo.
Essi sono solo delle ombre, perché è nei segnali che in verità ci accorgiamo di loro (il segnale è fermo e da fermo si ripete in uno spazio senza tempo, il veicolo invece, si muove e sparisce alla nostra vista in un tempo e in uno spazio che variano a seconda dei parametri in gioco che possono essere la forma della strada, il tipo di veicolo o utente, la velocità, ecc…).
Dunque, il segnale attraverso il suo messaggio mostra ciò che in realtà noi non possiamo vedere, non avendo a sufficienza, il tempo e lo spazio per farlo.  
Ciò che induce il conducente al rispetto della segnaletica non è semplicemente l’informazione, la disposizione che essa prescrive o detta, ma proprio quello che a noi, non è possibile vedere.
Insomma la funzione del segnale è quella di svelare l’occulto, il fugace che il conducente incontra durante la guida. Se così non fosse, un solo segnale di “dare precedenza” basterebbe per chilometri e chilometri di strada. Ma non è affatto così.
Ecco perché è importante che la catena, la connessione dei segnali (sequenza del segnalamento, F.B.) non sia o venga spezzata a causa di un segnale mancante, collocato male o non più a norma perché deformato, illeggibile, non più legale.
Il segnale dunque rinvia ad un qualcosa di più grande e potrei dire di più alto, che sovrasta la realtà locale del momento in cui avviene il transito del veicolo, del ciclista o del pedone, che è appunto una rete, una ragnatela di segnali che permette all’utente di muoversi in tutta sicurezza sulla strada.
Nel gioco del calcio i calciatori si muovono sul campo e quindi conducono il loro gioco attraverso degli schemi, attraverso dei ruoli che ognuno di essi specificamente ricopre per le sue singolari qualità (attaccante, mediano, ala sinistra, difensore, stopper, ecc…) occupando zone di competenza ben definite.
Cadere nella trappola del fuorigioco (offside) è come fermarsi oltre la striscia bianca trasversale di arresto o del dare precedenza; sbagliare uno schema di gioco è come superare il limite di velocità o ignorare un segnale di pericolo, ecc…
Una organizzazione di questo tipo, atta appunto a regolare la circolazione sulla base della magica funzione che la segnaletica svolge, può riassumersi in una sola parola che è “sistema”.
Mentre nel calcio il sistema è la squadra con gli schemi ed i ruoli dei vari calciatori, sulla strada il sistema è la segnaletica con gli utenti che captano ed interpretano i suoi messaggi.
Se viene a mancare un calciatore, perché espulso o infortunato, la squadra dovrà lavorare di più e naturalmente il gioco perderà di efficacia perché il sistema ha visto sottratto ad esso un elemento importante e dunque necessario al suo obiettivo (alla riduzione del livello di efficienza consegue la perdita di una parte di efficacia del sistema).   
La parola sistema è così descritta dai dizionari: “sistema è ciò che è costituito da più elementi interdipendenti, uniti tra loro in modo organico” (dizionario Garzanti), o ancora “insieme di elementi coordinati tra loro in una unità funzionale (dizionario Sabatini-Coletti).
Bastano queste due stringate definizioni per comprendere chiaramente che la segnaletica stradale non può presentarsi come spesse volte avviene sulle strade che percorriamo, perché come sistema costituito da tanti elementi, interconnessi inderogabilmente fra loro, non può assolvere appieno la sua funzione, se una o alcune delle sue parti vengono a mancare, e le cifre degli incidenti in Italia mostrano in maniera sconvolgente ed incontestabile questa grande verità.
Infatti, gran parte degli incidenti che avvengono sulle strade non è avvenuto perché, dove si è verificato il sinistro, la segnaletica era in cattive condizioni (causa secondaria e temporale), ma nella maggior parte dei casi anche e soprattutto perché quella connessione tra segnale e utente è venuta meno prima del sinistro (causa primaria e atemporale), perché giorno dopo giorno, transitando su altre strade con una segnaletica inadatta alla sua funzione, lo stesso conducente si è allontanato sempre più, suo malgrado, da quella connessione, quel legame che, attraverso il segnale, garantiva sicurezza alla sua ed all’altrui circolazione.
Per confermare ciò, basta solo dare un’occhiata ai dati ISTAT 2010 che ci dicono che le prime tre cause degli incidenti in Italia, sulle strade urbane ed extraurbane, sono la velocità, la distrazione durante la  guida e il mancato rispetto delle regole sulla precedenza e non l’uso, naturalmente vietato, di alcool o droghe che mettono il conducente nella condizione di non intendere alcunché per i nefasti effetti che hanno sul sistema nervoso.
Il problema della segnaletica è alla scaturigine della incidentalità stradale ed è giusto che se ne prenda coscienza, dando ad esso l’opportuna rilevanza educativa, politica e mass-mediatica, evitando di compararlo erroneamente ad altri aspetti, anch’essi importanti ma di minor rilievo (in buona parte ascrivibili al principio causa-effetto), perché ad esso posteriori, nella lotta alla incidentalità stradale.

Fabio Bergamo
www.fabiobergamo.it

Data di Pubblicazione: 9 gennaio 2012

L’andamento delle macchine di una comune “pista da autoscontro”, presente in un tradizionale Luna Park, rispecchia tranquillamente ciò che accade in strada in assenza di segnaletica o con segnaletica non adatta, per collocazione, stato di manutenzione e tipologia prevista, ad instaurare, stabilire quel necessario rapporto di connessione tra utenti, importante soprattutto nei primi anni di guida.
La pista, con i vari urti che si verificano tra le auto, rappresenta, come un microcosmo, ciò che accade, oggi, realmente, su vasta scala, sulle strade italiane. Nel 2010 infatti, si sono verificati 211.404 incidenti causando 4.090 morti e 302.735 feriti (Dati ISTAT).

Al lettore le sue conclusioni! (F.B.)  www.fabiobergamo.it .

 

 

 

 

 

Fabio Bergamo