Fabio Bergamo - Scrittore etico

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Dal Progetto letterario: “Guido con Filosofia” dello scrittore Fabio Bergamo
Argomento: Educazione alla sicurezza stradale
Destinatari: Autoscuole e scuole, utenti in generale
Disciplinare di elaborazione: “no copy and paste” (no copia ed incolla)
Data di pubblicazione: 29 ottobre 2012
Divulgazione: Gratuita
Obiettivo: Contro gli scienziati pazzi, i ciarlatani, i falsi messia, i favolatori, i mestieranti e gli impostori di ogni falsa dottrina non solo quella relativa all’educazione alla sicurezza stradale.

 

L’Ideazione razionale del LOGO ed il suo significato allegorico

L’Ideazione razionale del LOGO ed il suo significato allegorico“Guardatevi dai falsi profeti: essi vengono a voi in veste di pecore, dentro invece sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccolgono forse uve dalle spine o fichi dai rovi? Così ogni albero buono dà frutti buoni, ogni albero cattivo dà frutti cattivi. Non può un albero buono dar frutti cattivi né un albero cattivo dar frutti buoni. Ogni albero che non dà frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Perciò, dai loro frutti li riconoscerete”. (Vangelo di Matteo 7,15-20)

 

Il Logo scelto da Fabio Bergamo come emblema del suo progetto “Guido con filosofia” in favore della educazione alla sicurezza stradale dei giovani è l’immagine da Lui stesso ideata, costituita da un casco ed una cintura di sicurezza attaccati l’uno all’altra. Il Logo è accompagnato dallo slogan: “Dalle Idee la Sicurezza stradale”.
 

 

Significato del Logo (il lògos del logo)

Il casco e la cintura rappresentati nel logo come fossero un copricapo ed una sciarpa vogliono ricordare appunto la protezione che tali indumenti offrono dagli accidenti climatici, per la cagionevole, delicata salute umana. Infatti, nella stagione fredda tutti indossiamo tali indumenti che oltre a difenderci dal freddo impreziosiscono il nostro abbigliamento.

Il casco e la cintura di sicurezza proteggono, salvaguardano dunque la vita dell’uomo dai pericoli della strada ma invitano per allegoria, anche e soprattutto ad usare “prudenza” (la cintura che tiene ancorato il nostro corpo al sedile e dunque al veicolo che guidiamo con il quale facciamo tutt’uno) ed “intelligenza” (con l’uso del casco che protegge la testa, sede della nostra coscienza, della nostra umanità razionale o anima).

Infatti, l’uomo è dotato di una duplice razionalità: la “razionalità umana” e la “razionalità scientifica”. La prima che è la più importante, ha come referenti i “valori” che definiscono l’Essere dell’uomo; la seconda ha invece, per base i “dati” che hanno come forma di espressione ed interpretazione le misure per mezzo di numeri astratti e dimensioni spaziali).

La razionalità umana, che naturalmente viene prima, perché esclusiva caratteristica e dote tanto naturale quanto peculiare dell’uomo, ingloba la seconda, quella scientifica (la quale trova nella prima la sua ragion d’essere) servendosi di essa come uno dei tanti strumenti a sua disposizione per lo scopo ad essa destinato che è quello di condurre l’Uomo alla Verità del suo Essere, liberando il suo spirito da false dottrine e pseudo-credenze che sono, come dice GesùCristo, per i veri credenti da Vero Maestro, precetti di impostori (infatti la verità non si impone con la scienza ma con l’intelligenza; la scienza senza intelligenza non è scienza ma becera alchimia e tutto ciò che viene imposto con l’uso di essa non può liberare lo Spirito Umano e quindi garantire alla Vita il vero suo significato, l’autentico, il genuino suo senso).

“Prudenza nella guida” (rappresentata allegoricamente dalla cintura) ed “intelligenza sul problema” (raffigurata dal casco) sono due facce della stessa medaglia; senza la prima non v’è la seconda e viceversa, e le tante interessanti proposte di Fabio Bergamo lo confermano pienamente a fronte di ciò che accade ogni giorno, da molti anni e non da oggi, a danno degli utenti della strada che, possiamo dire, hanno tutti la patente in tasca (pedoni e conducenti) ma poche Verità nella testa sui rischi a cui sono esposti nella circolazione stradale odierna e futura. Dunque, chi ha orecchi intenda e chi ha gli occhi li apra perché di gente e di giovani ne sono stati uccisi troppi davanti a Dio-Verità e Fabio Bergamo ne è testimone con le sue personali elaborazioni.

Il casco e la cintura presi da soli dunque, servono a ben poco ai fini della sicurezza stradale - (e questo lo sappiamo tutti: allacciare la cintura o indossare il casco non basta per salvarsi la vita; rispettare la norma che impone il loro utilizzo non è sufficiente se le altre norme non si rispettano o se le norme sulla sicurezza non sono dotate di logica coerenza a partire da quelle relative alla prevenzione degli incidenti fino ad arrivare a quelle sulla repressione dei crimini stradali) - ma se li concepiamo per quello che realmente sono, considerandoli appunto nella loro unione concettuale (identificazione razionale) e non nella loro separazione fattuale (mera utilità del singolo dispositivo), possono veramente assolvere completamente la loro funzione.    

L’educazione alla sicurezza stradale viene indubitabilmente prima di ogni dispositivo o provvedimento atto a garantire la sicurezza stessa in strada e attiene ai “valori” di cui l’uomo, in quanto tale, è portatore e non ai “dati” (in termini numerici anche tradotti in varie utilità come strumenti, provvedimenti e dispositivi adottati) che sono solamente al loro servizio.   

Mentre i “valori” definiscono l’Uomo, i “numeri” sono per lui uno strumento, uno dei tanti.

I valori sono l’uomo, contraddistinguono la sua immagine da tutte le altre; i numeri, diversamente da essi, servono all’uomo (come tutto quello che tramite essi può essere prodotto, conteggiato, calcolato, misurato, pesato, utilizzato, acquisito nello spazio e nel tempo).

"La cultura sta ai valori come le informazioni ai dati". (Fabio Bergamo)

La sicurezza, stradale e non - (immaginiamo quella a difesa dei terremoti che non si possono prevedere come affermano pubblicamente da anni, gli esperti e gli scienziati quasi a giustificarne di essi gli effetti tragici sulla vita e le cose delle persone; e su questa affermazione mi chiedo: ma gli incidenti stradali si possono prevedere? Un conducente può forse sapere in anticipo quando, dove e con quale dinamica gli avverrà un incidente?) - ha come sinonimo la prevenzione (la razionalità umana o intelligenza) e non la precauzione (la razionalità scientifica o scienza fine a se stessa che possiamo identificare nel progresso tecnico delle varie branche del sapere che sono chiamate ad offrire il loro contributo in favore della sicurezza stradale).

Gli incidenti stradali non si possono prevedere ma si possono in larga misura evitare nella medesima misura in cui gli esiti più gravi e dolorosi del terremoti si possono prevenire. 

Qualsiasi dispositivo denominato “di sicurezza” in verità dovrebbe essere definito “di precauzione” fino a quando la “razionalità umana” non prenderà il posto che le spetta di diritto nei confronti della “razionalità scientifica” (la cintura di sicurezza da sola non basta, ci vuole ben altro per definirla tale, per affermare ciò che essa è veramente ed in molti, tra gli addetti ai lavori, si lamentano, dopo anni e anni di lavoro, che i giovani non siano propensi ad usare il casco e la cintura senza però dare una spiegazione al problema e fornire ad esso una soluzione appunto “intelligente” perché la “risposta scientifica” già l’abbiamo, con appunto la “precauzione” del casco e della cintura di sicurezza già inventati e previsti dal CdS per ridurre gli esiti più nefasti degli incidenti a carico della salute degli utenti della strada).

Come più volte ho denunciato nelle mie serie proposte è l’idea sbagliata del tempo, detenuta da chi da anni afferma di occuparsi di educazione e di sicurezza stradale, a provocare la strage stradale di vite giovani in maggioranza (e ciò vale anche per gli altri rischi che la popolazione corre in Italia: immaginiamo le scuole, gli ospedali con le loro strutture non a norma contro gli eventi sismici, il dissesto idrogeologico, la criminalità, la corruzione, il parassitismo, la disoccupazione, ecc…).

Così, senza la “razionalità umana” il casco e la cintura di sicurezza si riducono ad un copricapo e ad una sciarpa, belli a vedersi ma inutili allo scopo per cui sono stati creati; e proprio la “razionalità scientifica” che li ha partoriti come tutti i sistemi, le regole, le decisioni, gli stereotipi, ecc…, li ha resi inutili nei sinistri dove, pur venendo utilizzati, non hanno sortito gli effetti voluti e rischia di fare altrettanto per l’avvenire.

L’algoritmo della razionalità umana è: sicurezza, salute, lavoro, soldi.
Il resto è fumo negli occhi, soldi rubati con morti ammazzati.

Il LOGO sarà inserito in tutti i libri e le proposte che l’Autore elaborerà e pubblicherà ai fini della sicurezza dei giovani come per tutti i conducenti e simboleggerà appunto lo stretto ed indissolubile legame tra “educazione” e “sicurezza” che assumono quindi, unite insieme, un nuovo razionale concetto che è appunto quello della “educazione alla sicurezza stradale” da trasmettere opportunamente, in tempi e strumenti, nelle scuole e nelle autoscuole a partire dalle riflessioni e le proposte da Lui avanzate in favore di una evoluzione, di un tanto anelato e atteso salto di qualità della educazione stradale per arrivare a non vedere più morire giovani con la patente in tasca ed alla guida di auto e moto a causa di incidenti che si possono e potevano facilmente evitare. Fabio Bergamo sta lavorando seriamente per questo come lo ha già ampiamente dimostrato basando il suo impegno proprio sulla razionalità umana.

Chi vuole testimoniare la Verità non ha che da farlo, se è un Uomo,
con le opere, figlie legittime, della razionalità umana.

A darmi ragione, seppur con una frase stringata non accompagnata da un ragionamento che avvalori la sua tesi, è lo scienziato ed inventore Nikola Tesla (1856-1943) che diceva: “La scienza è solo una perversione se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni umane”.  
Lo scienziato serbo, come si comprende dalle sue parole, è giunto a tale conclusione partendo dalla scienza, cioè dalla esperienza che ha tratto dal suo lavoro di scienziato e non dalla “razionalità umana” ossia l’intelligenza di cui l’uomo naturalmente è dotato, commettendo l’errore - comune agli scienziati che sono obbligati ad operare, nella gran parte dei casi,  attraverso l’esperienza - di procedere dai “dati” ai “valori” e non viceversa.

Ma pur invertendo l’algoritmo, il nostro importante studioso è giunto alla Verità: diciamo, senza biasimarlo, che ha percorso la strada in controsenso arrivando a destinazione con un pizzico di ritardo. Se nella sua ricerca fosse partito dai “valori” per arrivare ai “dati” i suoi risultati sarebbero stati ancora più importanti in qualità e quantità.
È fuor di dubbio che egli, con il suo studio, abbia dato all’umanità un contributo sul piano della razionalità scientifica; resta solo da vedere se il suo monito non verrà ignorato dai suoi colleghi.

“Anche le scimmie vogliono bene se stesse”,
ma solo per bisogno (istinto di conservazione)
non per attitudine (anelito alla perfezione).

Infatti, mentre l’Uomo, una volta raggiunta la consapevolezza di sé (io sono colui che sono, giungendo dunque a concepire l’esistenza di Dio mediante la fede che è uno dei valori che fanno capo alla razionalità umana, il regno di Dio è dentro di voi), ama se stesso non solo in sé ma anche nell’altro perché nell’altro riconosce il suo alter ego, la scimmia si vuol bene solamente come appartenente ad una specie (praticamente come membro di un branco/gruppo, ecc…) non essendo capace di riconoscere nella sua singola individualità una sua specifica identità e se ci riesce può solamente farlo, sempre per istinto, da antagonista nell’esemplare dominante, mettendosi cioè contro tutti gli altri membri del gruppo e dunque isolandosi. E questo vale per tutti gli animali che comunque meritano rispetto se per la vita dell’uomo non sono una minaccia (esseri viventi mansueti diversi dalle bestie).

Così, mentre l’uomo conosce se stesso riconoscendosi nell’altro da sé (ama il prossimo tuo come te stesso) oltre e al di sopra della specie (il regno dei cieli; la verità, la libertà), la scimmia non è capace nemmeno di conoscere se stessa all’interno della sua specie.

L’animale va rispettato come semplice essere vivente,
l’uomo va considerato come essere umano.

In conclusione:

"La Ragione cristiana è più potente della ragione atea orfana della razionalità umana".
(Fabio Bergamo)

   
Fabio Bergamo   
www.fabiobergamo.it

 

Chi volesse criticamente rispondere, da professore, politico, scienziato, avvocato, insegnante di autoscuola, utente della strada, ateo o soi-disant religieux, ecc…, alle affermazioni di Fabio Bergamo riportate in queste belle pagine, come nelle altre, può farlo in qualsiasi momento servendosi della e-mail del sito internet dell’Autore.

L’immagine del logo, così pensata dall’Autore, è stata elaborata dalla fotografa italiana Mara Fantini.
Il suo sito: www.marafantini.com

 

Messaggi di apprezzamento
per lo Stop Avanzato e l'elaborato sul Logo di Fabio Bergamo.

"Molte grazie e molto bene".
Prof. Arrigo Pedon, già Preside dell'Università Cattolica LUMSA in Roma.

"Complimenti per la razionalità e la conoscenza delle reali cause di incidente che traspaiono da tutti i tuoi lavori".
Ing. Luciano Fantini - ROMA.